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This article was written on 21 Mar 2020, and is filled under Etiopia.

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ETIOPIA, CULLA DELL’UMANITÀ di Stefano Della Spora e Giuseppe Scimemi

Per la rubrica “Racconta la tua avventura all’estero”, hanno inviato il loro racconto Stefano Della Spora e Giuseppe Scimemi che, con le loro parole, evocano immagini ed emozioni del loro viaggio in Etiopia.

 

 

 

Bellezza, storia, cultura. In una parola sola: Etiopia. L’Etiopia è una terra che, forse più delle altre nazioni africane, riassume in sé la vera identità del Continente, culla di vita, preziosa nei secoli per storia e cultura, unica per bellezze ambientali, ammaliante per chi ne viene a contatto per l’incredibile natura che la connota.

 

 

I Mursi

 

Nel sud, con le sue presenze tribali, testimonia una dimensione di vita ormai sconosciuta. Una terra dove il tempo, lo spazio, i luoghi, le persone, hanno una connotazione “fatata”, come se la loro storia si fosse cristallizzata nel tempo, nascosta in una nicchia, in un guscio, per sfuggire alla violenza divoratrice del mondo cosiddetto “civile”.

 

Le donne di questa tribù, per la realizzazione delle loro decorazioni stupefacenti, usano ogni sorta di oggetto.

 

Nulla è cambiato da secoli nelle abitudini di quelle tribù, né c’è alcuna volontà di rinnegare la propria identità e la propria dignità culturale, difese e custodite dalla popolazione con grande fierezza e orgoglio.

 

Creatività di un copricapo che esalta lo sguardo altero di una donna.

 

Al nord, si resta ammaliati dalla grandiosità e maestosità dei paesaggi, dagli orizzonti sconfinati e dai profondi silenzi, da una realtà sospesa, quasi a contatto col cielo, interrotta soltanto dal battito delle ali degli avvoltoi, dal suono di un “magico” flauto che si perde nell’immensità.

 

 

Il villaggio e le capanne di paglia.

 

La natura si presenta in tutta la sua armonia e magnificenza, suscitando, in chi l’ammira, un sentimento di leggerezza e pace: nessun artista potrebbe mai eguagliare tanta trascendente bellezza.

 

I Mursi, pastori seminomadi, si spostano alla ricerca di acqua e pascoli stagionali.

 

Per gli uomini, il combattimento e la lotta costituiscono la forma più alta di prestigio sociale e rispetto.

 

E poi, a corollario di tanta meraviglia, ecco che appaiono i resti monumentali dei fasti di questa terra: il castello e le chiese, che ricordano la storia di un popolo combattivo e glorioso, avocato ad un secolare potere ad un tempo terreno e divino.

 

Pitture murali all’interno di un monastero ortodosso su un’isola del lago Tana.

 

 

Castello di Gondor, città soprannominata la “Camelot d’Africa”.

 

 

La scarificazione del corpo, usanza tipica delle donne di questa tribù.

 

Antico costume dei Mursi di deformare il labbro inferiore con l’introduzione del piattello labiale, abitudine che nelle nuove generazioni comincia ad andare di moda.

 

La popolazione dei Dassanech raggiunge il villaggio di Omoratee con una piccola navigazione sull’ultimo tratto dell’omonimo fiume, prima che questo si immetta nel lago Turkana.

 

Il popolo Dassanech vive all’estremità sud della valle dell’Omo, dove il fiume si tuffa nelle acque color giada del lago Turkana.
Il loro sostentamento è costituito da pastorizia seminomade, pesca e agricoltura.

 

Una delle attività quotidiane delle donne: l’impasto della farina per la preparazione del cibo.

 

Giovane donna pronta per essere presa in moglie in cambio di qualche capo di bestiame.

 

Un momento di riposo di un gruppo di donne al ritorno dall’aver attinto acqua al fiume.

 

Una giovane Hamer,
altra tribù della valle dell’Omo.

 

Busso, villaggio nella regione della valle dell’Omo.

 

Preparazione della birra artigianale, dal produttore… al consumatore.

 

I recipienti sono realizzati con i gusci di un frutto locale.

 

Lo sguardo sorridente di una donna nelle stradine di un villaggio, costituito da un fitto labirinto di recinti e di stradine, delimitate da capanne con tetti in paglia, muretti in pietra a secco e recinti più piccoli che delimitano le singole case. Le capanne cilindriche hanno sulla punta un vaso di terracotta la cui base, preventivamente rotta, evita che la pioggia possa entrare al di sotto.

 

Gioco tradizionale degli uomini.

 

Pescatori del lago di Tana su piroghe di canne intrecciate.

 

Lo sguardo attento e imperioso di un “abitante” di un lago: l’ippopotamo.

 

 

I monti Simien.

 

 

Sull’altopiano, il silenzio della natura viene interrotto dal“magico” suono di un flauto.

 

Gesti semplici nell’immensità di un luogo aspro, che danno il senso della presenza della vita: coccolare una gallina, uno scambio, un uovo, una carezza.

 

Il saluto del babbuino Gelada, dal “cuore di fuoco”, sui monti Simien: grossa scimmia della famiglia dei Cercopitecidi, endemica dell’Etiopia.

 

Il sole abbandona, con struggente bellezza, le terre d’Etiopia.

 

Ecco la gallery completa:

 

8 Comments

  1. Mari
    21 marzo 2020

    Che meraviglia, un racconto altamente evocativo e delle immagini vere e bellissime. Un mondo altro, raccontato con un rispetto commovente. Grazie Giuseppe e Stefano!

  2. Aimable
    21 marzo 2020

    Love it, bellissime immagini, wonderfully written, magnifico, keep it coming!

  3. Simone
    21 marzo 2020

    Bellissime immagini di un “vero” viaggio “dentro” l’ Etiopia

  4. Name *
    21 marzo 2020

    Leggere di questi luoghi lontani nello spazio e, nella percezione che ne abbiamo, anche nel tempo, emoziona molto. Le immagini evocano con chiarezza una dimensione antica, quasi ancestrale e magica. In un momento come questo denso di sofferenza, ricordarci di popoli che che hanno mantenuto la loro identità nel corso dei secoli, pur nella semplicità e in simbiosi con la natura quando tanta umanità si è persa in un’escalation di mortificazione dell’ambiente e della vita stessa, fa riflettere tanto. Grazie

  5. Djemila
    22 marzo 2020

    Superb pictures, very interesting and beautiful texts. Many thanks for having shared the culture and beauty of Ethiopia (a country unknown to most of us!).

  6. Mariella
    22 marzo 2020

    Un meraviglioso viaggio pieno di emozioni, bellezze, amore nei riguardi della diversità umana, un gesto di gratitudine nei confronti della ricchezza e armonia del creato, ancora preservata, chiusa come è da uno scrigno prezioso, dalla voracità dell’uomo occidentale.

  7. Luigi
    22 marzo 2020

    Racconto Magico che ti trasporta realmente in un altra dimenzione, in un altro tempo, in un altra cultura, dive il rispetto per la Natura, la tradizione e le persone ha tanto da insegnare alla nostra pseudo civilta’ 🙂

  8. Zio
    23 marzo 2020

    Fantastiche immagini e grande viaggio!! Guardando queste foto sembra di essere lì con voi, per chi in Africa c’è stato le emozioni che si provano sono fortissime.
    Grazie di averle condivise

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