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This article was written on 07 Mar 2020, and is filled under Congo.

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L’AFRICA NELL’AFRICA: I PIGMEI DEL CONGO di Stefano Della Spora

Per la rubrica “Racconta la tua avventura all’estero”, ha inviato il suo racconto Stefano Della Spora che ci descrive il suo viaggio in Congo.

 

 

Il Congo alle prime luci dell’alba.

 

 

Pensieri e domande hanno percorso la mia mente durante i miei studi universitari chiedendomi spesso, osservando i palazzi illuminati, il via vai delle persone, il suono dei clacson, “dove andare” e “cosa fare”. Dove andare: nella foresta più selvaggia del mondo. Cosa fare: dormire in un luogo variegato di colori che nostalgicamente non scorderai mai. Terminati, quindi, i miei studi universitari, decido di realizzare il mio sogno: partire, con il mio amico Vincenzo, per il Congo alla ricerca dei Pigmei.Il 20 luglio 2005 inizia il viaggio: volo diretto a Kampala, Uganda. Arrivati, ci aspetta il missionario Pietro Lombardo che, con una Jeep, ci trasporta attraverso la foresta del Congo. Ed ecco dinanzi a noi apparire l’arcobaleno: il verde della foresta, l’azzurro del cielo, il blu dei fiumi mischiato al giallo e al verde. Oltre i colori, siamo travolti da suoni nuovi e idiomi diversi. Nella foresta vivono i Pigmei, popolazione profondamente legata a tradizioni ancestrali.

 

Pigmeo a caccia.

 

 

I primi giorni li trascorriamo a Bjakato, la base pigmea situata nella zona dell’Ituri, circondata e immersa nella foresta più bella e affascinante che io abbia mai visto. Questo villaggio è stato creato da Pierot, ovvero il missionario Pietro Lombardo, con l’intento di dar vita a un luogo dove i Bantu e i Pigmei possano vivere insieme, in armonia, in una delle zone più pericolose del Congo. I Pigmei, che ci ospitano nella foresta, sono un popolo semplice che vive organizzato in piccoli villaggi.

 

Una delle capanne di un villaggio.

 

Il 70% del cibo lo procurano le donne, come frutta, funghi, radici e tutto quello che offre la foresta, mentre gli uomini procurano il resto del nutrimento andando a caccia. Questo popolo così particolare, così legato alle sue tradizioni millenarie, non cerca il nostro tipo di sviluppo ma vivono soddisfando i bisogni primari.

 

La scuola in un villaggio del Congo nel lago Edward, uno dei grandi laghi africani. È posizionato nella Rift Valley, sul confine tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda.

 

I Pigmei crescono imparando a conoscere la foresta, utilizzando il loro olfatto, la loro vista, il loro udito, danzando sotto le stelle accompagnati dai loro tamburi e dalle loro splendide voci. Un popolo che a noi avrebbe tantissimo da insegnare.

 

 

Magicamente la vita dei Pigmei ci coinvolge: impariamo a cacciare con arco e frecce, a pescare salendo i torrenti che attraversano la foresta, a mangiare intorno ad un fuoco danzando al suono dei tamburi dove la musica si confonde con i suoni della natura.

 

I bambini giocano con giocattoli costruiti da loro.

 

Quando ci si muove in Congo, occorre abbandonarsi al destino: non potrai mai programmare cosa succederà, quanto tempo impiegherai per arrivare in un altro villaggio di questo Paese così grande, così affascinante, “l’Africa nell’Africa” appunto.

 

Il fumo fuoriesce da una capanna.

 

 

La curiosità cresce quando veniamo a conoscenza di un villaggio nella regione del Kivu. Qui potrebbero ospitarci due missionari, Giovanni e Concetta, che da 36 anni gestiscono una comunità fra mille difficoltà essendo una  delle zone più martoriate del Congo, dove si nascondono gran parte dei rifugiati ruandesi.

 

Ci sono molte leggende sui Mai Mai: una di questa è l’immortalità che si ottiene con dei rituali, prima di andare in battaglia. Il segreto dei Mai Mai risiede nell’acqua.

Con l’incoscienza della gioventù, ci mettiamo in viaggio e, fra mille difficoltà, raggiungiamo la regione del Kivu per approdare nel comune di Muhanga. Qui trascorriamo dei giorni splendidi, scoprendo realtà difficili solcate dalla guerra. Un luogo immerso nella foresta, distante da tutti. Gli unici vicini di casa sono i guerriglieri che da predoni sono diventati guardinghi coabitanti.

 

Mai Mai (bambini soldato): milizie popolari per l’autodifesa di villaggi. La maggior parte vive nella regione del fiume Congo, il luogo dove ci sono più riserve di coltan (miscela di minerali che viene utilizzata per computer e cellulari).

 

A Muhanga ci sono circa 500 famiglie che vivono in un clima di amore, tutti si conoscono e tutti lavorano insieme per creare un comunità in una regione che, da anni, vede solo guerra e fame. Giovanni è un uomo che non si arrende mai infatti, per l’ennesima volta, organizza un incontro fra l’ONU, i Mai Mai, il comandante dell’esercito congolese e un rappresentante degli Utu. Il suo obiettivo è convincere gli Utu a ritornare in Ruanda, il loro paese di origine, per fare finire questa inutile guerra.

 

 

Siamo in aereo, pronti a ritornare in Europa, dimagriti di ben 12 chili. Arrivati a Roma, prendiamo un treno che ci porta a Palermo. Ridendo, osserviamo dal finestrino la bellissima Italia e pensiamo, con un po’ di nostalgia, alle persone che abbiamo lasciato in Congo: i nostri amici pigmei, i nostri amici congolesi, Pietro, Giovanni e Concetta, persone che non scorderemo mai.

 

 

7 Comments

  1. Rosbri
    7 marzo 2020

    Bellissima Storia, fa venire voglia di lasciare la zona confort e abbracciare le incertezze, le paure, la libertà di essere ciò che si è.
    Grazie Stefano per
    la tua bellissima condivisione, e grazie Rosangela per la possibilità di leggere storie stimolanti, e d’ispirazione.
    Namaste.

  2. Ignazio
    7 marzo 2020

    Vedere posti mai visitati ed immaginare le sensazioni mai provate.
    Adoro Africa, ma mai sono riuscito ( e forse mai riusciro’) a visitare “l’Africa nell’Africa”. Grazie Stefano per la descrizione della vostra avventura e per le bellissime foto!

  3. Daniela
    7 marzo 2020

    Grazie per lo sguardo profondo e pieno di meraviglia che attraverso questo racconto e queste stupende immagini ci regalate.

  4. Giuseppe
    7 marzo 2020

    Grazie per le meravigliose foto da National Geographic,la bambina che dorme serenamente su un sasso al posto del cuscino è a dir poco commovente.bellissimo racconto di uno dei popoli più unici al mondo.

  5. Aimable
    7 marzo 2020

    Bellissimo racconto di viaggio e foto, sembra di essere lì. Un’esperienza bellissima e che in pochi possono fare, grazie per averla condivisa!

  6. Mari
    7 marzo 2020

    Racconto molto interessante, mi piace il taglio personale e le foto, che consentono di accorciare le distanze con questo mondo affascinante. Bellissimo.

  7. Nicola
    8 marzo 2020

    Bellissima storia! Un racconto dettagliato che consente di immaginare i luoghi, i colori, i suoni e le persone incontrate durante questo meraviglioso viaggio. Complimenti e grazie per aver condiviso la tua avventura.

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