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This article was written on 26 Dic 2015, and is filled under Belgio.

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BELGIO, ARMI AL CHILO

Secondo molti esperti di sicurezza, il Belgio è diventato la principale rampa di lancio in Europa per gli attentati dei jihadisti e il paese che conta più armi contrabbandate dai Balcani. Gli attentati del 13 novembre a Parigi hanno di nuovo portato al centro dell’attenzione la capitale belga e il quartiere di Molenbeek, meta dei terroristi pronti a mettere in pratica le tecniche di combattimento imparate in Iraq e in Siria. In rapporto al numero di abitanti, dal Belgio sono partiti per questi due paesi più cittadini che da tutti gli altri stati europei perché qui le leggi sono più permissive rispetto alle armi, pure per la presenza di molte industrie produttrici di armamenti. Nils Duquet, esperto di armi del Flemish peace institute, sottolinea che fino al 2006 in Belgio per acquistare un’arma bastava mostrare un documento di identità. Così i jihadisti hanno approfittato della regolamentazione permissiva per approvvigionarsi. La maggior parte dei più gravi attacchi terroristici compiuti in Europa negli ultimi tempi hanno legami proprio con il mercato delle armi belga.

foto fonte askanews

Il flusso di armi di contrabbando in Belgio è cominciato all’inizio degli anni Novanta, durante le guerre balcaniche e il crollo dell’Unione Sovietica. Secondo Claude Moniquet, ex agente dei servizi segreti francesi e cofondatore dell’European strategic intelligence and security center, in quegli anni le armi circolavano liberamente in quello che era rimasto della Jugoslavia, mentre gli ex funzionari comunisti svendevano il loro ricco arsenale. Moniquet sostiene, infatti, che il 90 per cento delle armi che circolano in Belgio proviene dai Balcani. Una volta che le armi sono arrivate sul territorio belga, i terroristi possono eludere facilmente i controlli spostandosi nelle varie giurisdizioni gestite da diversi servizi di sicurezza. Poiché, infatti, il Belgio è un paese di transito, è difficile per la polizia intervenire. Il coordinamento tra le istituzioni non è efficace per via dei molti confini linguistici e dei vari governi regionali e federali. Soltanto Bruxelles ha sei dipartimenti di polizia e questo complica di molto lo scambio di informazioni.

Una delle preoccupazioni principali è legata alle armi disabilitate provenienti dalle enormi discariche dell’era sovietica. Tecnicamente le armi disabilitate possono essere usate solo come oggetto da collezione o di scena, ma i paesi del blocco orientale hanno criteri molto variabili per definire il concetto di “disabilitazione”. Molte armi possono essere facilmente riattivate permettendo ai possessori l’utilizzo non controllato.

Solo attraverso uno sforzo europeo per la condivisione delle informazioni si potrà combattere il traffico di armi in Belgio. Intanto, un primo passo è stato compiuto: la riattivazione del “Comitato per il coordinamento interdipartimentale sui trasferimenti illegali di armi da fuoco”, una istituzione che era stata dismessa dal 2003.

(Fonti: Internazionale, pagg. 34-35, n. 1130, anno 23 – askanews.it)

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